Il veto di Ferri Re
| Pubblicato su: | Il Regno, anno I, fasc. 28, p. 3 | ||
| Data: | 5 giugnoo 1904 |

pag. 3
Da molto tempo vanno serpeggiando voci di una possibile guerra coll'Austria. Dall'una parte e dall'altra si pensa agli armamenti e si cerca di proclamare a gran voce l'amicizia reciproca, due prove sicure che questa amicizia, se pur ci è stata mai, è stata turbata.
Ma la demagogia socialista, la quale comprende come una guerra coll'Austria sarebbe popolare in Italia e cambierebbe molte cose anche all'interno, reagisce a questo rifiorire d'irredentismo più pratico. Il Re della Piazza, Enrico Ferri, ha messo il veto a qualsiasi preparazione dì guerra. E con qual tono d'autorità! Leggete l'Avanti!
«Noi diciamo alto e forte, che, mentre rispettiamo ed ammiriamo, l'anima italiana delle provincie irredente, questo movimento di irredentismo politicante, ci rappresenta un regresso ed un pericolo per la stessa civiltà nazionale e per l'avvenire del nostro proletariato».
«E siamo disposti a resistere in ogni modo contro simili infatuazioni o stupide o criminose».
Avete capito? S. M. Ferri si opporrà in ogni modo. Egli comanda, è il padrone, lo Czar. La sua armata dì cosacchi coscienti lo segue e dopo aver gettate due frasi di compassione a Trento e Trieste egli è deciso a serbare ai fichi il suo ventre.
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